Meta di Mark Zuckerberg punta al metaverso, pur non avendone inventato il concetto. Ciò che l’imprenditore potrebbe non aver notato quando ha cambiato nome alla sua azienda — di fretta, in piena crisi istituzionale, è bene dirlo — è l’esistenza di un’altra Meta (Meta.is), fondata nel 2010.

In realtà è una compagnia di installazioni artistiche ed ha annunciato che farà causa per denunciare l’uso improprio del suo nome. L’incipit sulla home del suo sito declama così: “Il 28 ottobre 2021, Facebook ha sequestrato il nostro marchio e nome META, che abbiamo costruito con sangue, sudore e lacrime per oltre dodici anni”. “Tra le sfide della pandemia e il suo impatto sullo spazio esperienziale, stavamo dando gli ultimi ritocchi alla nostra nuova iniziativa, UNREALITY. Poi una delle aziende più potenti del mondo ha portato via la nostra identità senza preavviso”

Apparentemente, l’ispirazione per il titolo è simile, poiché l’azienda si occupa di installazioni artistiche digitali, esperienze musicali immersive, ecc. Il fatto è che la società ha cercato per otto mesi di raggiungere un accordo con il suo nuovo clamoroso omonimo, ma senza successo.

Ora l’obiettivo di questa Meta è un altro, convincerci che si tratta della vera Meta, e che Zuckerberg ha violato “i diritti sui marchi di diritto comune e si è impegnato in atti eclatanti di concorrenza sleale“. Inoltre, l’azienda più piccola non vuole alcun collegamento con la reputazione travagliata della più grande Meta.

Questa lotta, però, non è una novità al 100% per la Meta di Zuckerberg, che ha già speso più di 60 milioni di dollari per poter usare quel nome, usato anche da una banca, il Meta Financial Group, oltre ad essere un nome di una bibita alcolica e un produttore di protesi ortopediche.

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Carolina Napolano
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