Semplificazione strutturale e complessità nella riparabilità: iFixit rivela le sfide del nuovo MacBook Pro con processore Apple M3.

Apple ha segnato un punto di svolta nel design dei suoi notebook con il lancio del MacBook Pro con processore M3, abbandonando la Touch Bar, il caratteristico touchscreen situato nella parte superiore della tastiera. Questa mossa, sebbene possa suscitare malcontento in alcuni utenti, risulta favorevole per i tecnici addetti alle riparazioni.

iFixit ha reso noto attraverso un video il processo di smontaggio del MacBook Pro da 14 pollici dotato dei nuovi processori Apple M3 e M3 Pro. Nonostante il rinnovato design estetico, si osserva che il modello base conserva alcune caratteristiche del predecessore equipaggiato con il processore M2.

Una rilevante variazione nel design interno emerge con il MacBook Pro con M3, che presenta una singola ventola per raffreddare il processore, simile al modello con M2. Diversamente, il più potente modello con M3 Pro, tendendo a generare più calore, è dotato di due ventole.

Con la rimozione della Touch Bar, si nota una semplificazione della struttura interna, facilitando la comprensione e l’accesso ai componenti interni dei modelli di ultima generazione. Tuttavia, i notebook Apple continuano a seguire la controversa politica di accoppiamento dei componenti, che impone la verifica dell’autenticità dei componenti sostituiti. Questa politica potrebbe generare problemi di funzionalità qualora vengano utilizzati componenti non originali.

In una dimostrazione pratica, iFixit ha sostituito lo schermo di un MacBook Pro senza il supporto ufficiale di Apple, evidenziando un problema significativo: la comparsa di errori di rendering dell’immagine nella parte superiore del pannello. L’unica soluzione per questi errori è l’utilizzo del software di calibrazione proprietario di Apple, disponibile esclusivamente presso i centri di assistenza autorizzati.

Nel suo approfondito smontaggio, il MacBook Pro da 14 pollici nella sua versione più accessibile ora include due chip di memoria NAND, pensati per migliorare le prestazioni dell’SSD rispetto al modello con processore M2. Tuttavia, sia i chip NAND che la RAM sono saldati alla scheda logica, rendendo impossibile qualsiasi upgrade della memoria.

Questo dettaglio diventa particolarmente critico per gli utenti che possiedono la versione del MacBook Pro con soli 8 GB di RAM. Quando la memoria del computer è piena, macOS attiva una funzione denominata “memory swap”, che utilizza una parte dell’unità SSD come RAM supplementare. L’uso frequente di questa funzione può ridurre significativamente la longevità dell’SSD.

iFixit ha valutato il MacBook Pro da 14 pollici con un punteggio di riparabilità di 4 su 10. Questa valutazione negativa è attribuita principalmente alla politica di accoppiamento dei componenti di Apple e all’integrazione di memoria e storage, fattori che rendono le riparazioni estremamente onerose.

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Team CEOTECH
La tecnologia dovrebbe arricchire la vita delle persone oltre a tutelare il pianeta.