Il termine “giocare ai videogame” viene spesso e volentieri da tutti associato alla parola PlayStation. La console nipponica è entrata prepotentemente nelle nostre case oramai da anni, aprendo le porte ad un nuovo modo di videogiocare.

Ci hanno provato in tanti, ma nel corso degli anni è sempre lei la regina incontrastata delle console.

Ho avuto la fortuna di essere tra i pochi ad accaparrarsi la neonata console di Sony al day one e dopo 1 mese di utilizzo, voglio darvi le mie impressioni. PS5, o PlayStation 5 che dir si voglia è stata successo: dal 12 al 15 novembre, ha venduto oltre 115.000 unità. Un record assoluto per ogni tipo di console, dato rafforzato dal fatto che al momento è praticamente introvabile se non a prezzi da strozzini (che vi sconsiglio spassionatamente di prendere in considerazione).

La console che l’ha preceduta, PlayStation 4, è stata acquistata da oltre 110 milioni di utenti, complice anche l’ottimo lavoro di Sony nel campo delle esclusive. Tutti i riflettori sono quindi puntati su questa quinta generazione, caratterizzata da linee così particolari e da un hardware che, in termini di potenza bruta, non sembra all’altezza della concorrente Xbox Serie X.

Se la PS4 era sottile e compatta rispetto alla rivale Xbox One, ora ci troviamo di fronte all’esatto opposto.

PlayStation 5 è mastodontica. Le dimensioni generose sono state progettate per migliorare il sistema di ventilazione, con una ventola di raffreddamento molto più grande, che dovrebbe migliorare anche la silenziosità. Quest’ultimo aspetto è stato il vero tallone d’Achille della passata generazione: talvolta era più alto il volume della ventola di PS4 rispetto al volume del videogame.

Nonostante le dimensioni, le linee non mi dispiacciono, ma quello che apprezzo di più è sicuramente il colore: nonostante le critiche, personalmente, il bianco con linee nere e dettagli blu, mi piace moltissimo.

All’interno della confezione, oltre alla console, troviamo il nuovissimo controller DualSense, un cavo USB Tipo-A/Tipo-C per la ricarica del controller, un cavo HDMI 2.1, il cavo dell’alimentazione, la base in plastica per il posizionamento in orizzontale o verticale, e la manualistica. Pre-installato nella console, troviamo il platform Astro’s Playroom, una vera chicca per introdurre al meglio le potenzialità del DualSense.

Le forme futuristiche di PS5 sono stranissime: la console è composta da una sezione centrale nera in plastica lucida che lascia intravedere le prese d’aria da cui viene espulsa l’aria calda. Così come su Xbox Series X, anche qui ritroviamo una ventola piuttosto grande che si occupa appunto di espellere il calore prodotto dalle componenti interne. La sezione centrale è protetta da due vistose piastre bianche. Sulla faccia interna vantano una fittissima trama composta dai tipici simboli della casa PlayStation. All’accensione della console i LED nascosti nella sezione nera vanno ad illuminare di bianco, blu o arancione le piastre.

Nella parte frontale troviamo anche i pulsanti per l’accensione della console e per l’espulsione del disco (nella versione con lettore), oltre a due porte USB, una tipo A, l’altra tipo C. Sony cerca quindi di stare al passo con i tempi inserendo una porta tipo C a differenza di Microsoft. Sul retro la console vanta tante altre prese d’aria ed una sezione rettangolare che ospita altre due porte USB 3.1 tipo A, Ethernet, HDMI e porta per l’alimentazione.


La base in plastica presente all’interno della confezione serve a far stare la console in posizione eretta o in orizzontale. Una sezione della base ruota, mostrando la vite che serve a fissarla alla console nel caso optiate per l’orientamento verticale. In orizzontale invece non servono viti. Sicuramente PS5 risulta molto più elegante ed aggraziata in verticale, anche se l’altezza potrebbe essere un problema per la maggior parte dei mobili TV. Avrei voluto creare una sorta di altare del gaming nel mio mobile, ma ho preferito optare per l’installazione in orizzontale.

Lato hardware, PS5 non è la console next-gen più potente. Il cuore pulsante è prodotto in collaborazione con AMD: architettura Zen 2, processo costruttivo a 7 nm, otto core, ma la frequenza massima (3,5 GHz) è inferiore al modello in dotazione a Series X. La GPU in architettura RDNA 2 capace di sprigionare 10,2 TFLOPS di potenza grafica presenta meno unità computazionali della concorrenza, anche se lavorano a frequenze superiori. Ritroviamo anche qui il Ray Tracing gestito a livello hardware, 16 GB di RAM GDDR6 e un SSD da (soli) 825 GB. L’hardware in dotazione permette di spingersi in 4K fino a 120 fps e anche, come riportato sulla confezione, fino ad 8K. Per il momento 4K a 30 o 60 fps è lo scenario più realistico.

La capacità totale dell’SSD in realtà è nettamente inferiore: diversi GB variabili sono dedicati al sistema, lasciando all’utente circa 650 GB per installare giochi o accumulare contenuti multimediali. Sicuramente troppo pochi, viste le dimensioni di un singolo gioco e vista l’impossibilità al momento di espandere la memoria. Attualmente ho installato solamente Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, recuperato PES 2020 dal trasferimento dati con PS4, e CyberPunk 2077: la memoria libera della mia console è di circa 350 Gb con soli tre giochi.

Come già visto su PS4, la velocità delle operazioni di input/output è più veloce di quella offerta dalla concorrenza. Si parla di 5,5 GB/s per dati Raw, addirittura 8/9 GB/s per dati compressi, praticamente il doppio di Xbox Series X. Ci sono però tecnologie diverse a bordo delle due console, e un mero paragone numerico ha senso solo fino a un certo punto. L’SSD di cui è dotata, a prescindere dai numeri o dalla dimensione, gli garantisce performance davvero niente male. L’accensione della console è rapida, ma sono più che altro i giochi esclusivi a ricavarne il maggior vantaggio. Aprendo il Centro di Controllo di un singolo videogioco si può saltare velocemente da una missione o da un livello all’altro con la semplice pressione di un pulsante. E in generale tutti i tempi di caricamento sono abbattuti.

La ventola si fa sentire in sporadiche occasioni, anche se si tratta di un rumore di fondo essendo la mia affetta da un lieve e constatato effetto Coil Whine.

L’interfaccia di PlayStation 5 è stata in buona parte ridisegnata. Ci si sente comunque a casa per tante cose, ma ci si rende subito conto che Sony ha preso quella di PS4 e ha cercato non solo di migliorarla, ma di renderla ancora più accattivante. La home quindi ci accoglie con il solito carosello di giochi installati. Qui troviamo anche altre classiche sezioni quali quella dedicata alle acquisizioni, più due novità di un certo rilievo. PlayStation Plus su PlayStation 5 guadagna una sezione a sé stante molto più curata di prima, accessibile istantaneamente dal suo riquadro dedicato. Da qui gli utenti della nuova console abbonati al servizio Sony avranno accesso anche alla nuova PlayStation Plus Collection, un tentativo probabilmente di combattere ad armi pari l’Xbox Game Pass. Ad aver subito la vera rivoluzione è senza dubbio il PlayStation Store, che stavolta è integrato nella home e non richiede tempi di caricamento.

Si perde tuttavia la possibilità di impostare i fantastici temi dinamici visti e apprezzati con PS4: su PlayStation 5 lo sfondo cambia a seconda del gioco selezionato. Quando scorrete tra un titolo e l’altro cambiano anche le eventuali scelte del Centro di Controllo, la musica riprodotta dal sistema e appunto lo sfondo. Come già accennato, proprio dal Centro di Controllo, in giochi compatibili, ci si può lanciare direttamente nel vivo dell’azione. Si possono selezionare livelli, come nel caso di Astro’s Playroom, o missioni specifiche, come nel caso di Marvel’s Spider-Man Miles Morales. Ottimo per chi ha a disposizione poco tempo per una rapida sessione di gioco, e ottimo in ogni caso per chi non sopporta i tempi di caricamento.

Anche i Contenuti Multimediali guadagnano una sezione a sé stante, stavolta completamente separata da quella dedicata ai giochi. Si passa da una all’altra con la pressione di L1 e R1. In questa sezione troviamo raggruppati i principali servizi di streaming e l’accesso al lettore Blu-Ray per la visione di film.

Le impostazioni di sistema rimangono invece praticamente identiche. In conclusione, l’interfaccia di PS5 rimane semplice e funzionale, e soprattutto molto intuitiva. Anche la console next-gen di casa Sony può essere impostata per il primo avvio tramite l’applicazione dedicata ad Android e iOS. Quest’ultima però risulta meno “potente” di quella dedicata a Xbox per il semplice motivo che è stata divisa in due parti diverse. Se volete accedere in remoto alla vostra console, cosa che si poteva già fare su PS4, dovete scaricare l’apposita app PS Remote Play ed attivare la Riproduzione remota su PS5. Un vantaggio di PS Remote Play è che vanta i comandi touch. La compatibilità con l’ecosistema Apple, almeno nel mio caso, è ottimo.

La prima accensione della console è sufficientemente rapida. Se la lasciate in Modalità riposo, l’avvio è rapido come un fulmine. Dalla pressione del tasto PlayStation sul DualSense ad iniziare a giocare passano sì e no 15 secondi. Anche i giochi sono velocissimi ad avviarsi, nel caso si tratti di esclusive PlayStation realizzate ad-hoc per PS5. L’assenza del Quick Resume visto su Xbox Series X viene ripagato dal Centro di Controllo potenziato dei singoli giochi, che permette l’accesso rapido a sezioni determinate dei giochi.

Il passaggio dei dati da PS4 a PS5 è stato, almeno per me, un’esperienza poco piacevole: la poca capienza dell’SSD di PS5, unito all’impossibilità di trasferire giochi salvati sull’Hard Disk esterno collegato a PS4, mi hanno fatto desistere dal recuperare alcuni titoli già ultimati, ma che avrei volentieri provato a 60 fps, come Ghost of Tsushima.

La velocità dell’SSD si traduce in diversi vantaggi durante le sessioni di gioco. Su Marvel’s Spider-Man: Miles Morales praticamente non ci sono tempi di caricamento: usufruire dei viaggi rapidi tramite la metropolitana sarà un vero piacere, in quanto praticamente istantanei.

La reale killer features di PlayStation 5 è sicuramente il nuovo pad. Abbandonato il nome di DualShock, Sony ha ribattezzato il nuovo controller come DualSense. Una scelta azzeccata perché le differenze sono notevoli. Forme completamente ridisegnate, meno largo del DualShock 4, ma con dimensioni maggiorate, e un bilanciato ottimo.

La croce direzionale e gli iconici pulsanti Croce, Tondo, Quadrato e Triangolo sono adesso trasparenti e lucidi, contribuendo a donare un aspetto futuristico a tutto il controller. Il loro feedback rimane molto simile a quello del DualShock 4. Lo speaker principale è localizzato praticamente nella stessa posizione, ovvero sotto il pulsante PlayStation ridisegnato a forma di logo PS, e sotto un comodo pulsante per mutare istantaneamente il microfono. Il touchpad centrale è leggermente più ampio e preciso. Molto caratteristici i LED laterali che si illuminano in determinati contesti. C’è anche un più piccolo LED inferiore che si accende quando le due sezioni laterali sono spente. Le levette analogiche sono identiche, sia nel movimento che nel feedback alla pressione. I tasti Share e Option si premono un po’ meglio e non riportano la scritta come sul DualShock, ma il simbolo che li caratterizza. Le due impugnature, davvero particolari con gli inserti neri derivanti dalla sezione centrale del controller, presentano una zigrinatura che, vista da molto vicino, nasconde la stessa trama vista sulla console composta dai simboli degli iconici 4 tasti PlayStation. L’attenzione al dettaglio è maniacale e fa sbavare qualsiasi nerd.

I tasti dorsali. L1 e R1 risultano più grandi di quelli in dotazione al modello precedente, ma il feedback rimane simile. Discorso differente per R2 e L2: i due pulsanti sono adattivi, e nei giochi che lo sfruttano, la differenza si sente eccome. Astro’s Playroom, il gioco preinstallato su PS5, non è solo un passatempo con cui intrattenersi nell’attesa di download di altri giochi. È anche un ottimo strumento per capire a fondo quelle che sono le potenzialità di DualSense, facendoci percepire i nuovi motori dedicati al feedback aptico, con una vibrazione graduale che corre lungo tutto il controller. Si passa poi proprio ai pulsanti adattivi, che offrono una resistenza davvero incredibile alla pressione a seconda dell’operazione da svolgere.

A livello di input siamo davvero di fronte ad una svolta. Non si tratta più di calcolare la zona morta dei pulsanti dorsali o la loro sensibilità. Per compiere determinate operazioni, come tendere la corda di un arco o regolare la forza di un salto o di un attacco, si deve premere con diverse intensità sentendo effettivamente il controller reagire a tali spinte

Il DualSense di PS5 è dotato anche di uno speaker integrato, che in Astro ad esempio gioca un ruolo fondamentale per godere di tutto il comparto audio, il microfono e il touchpad stesso.

Il parco titoli esclusivo di PlayStation è sempre stato ottimo, e anche al day one ci troviamo di fronte ad una line-up di tutto rispetto: Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, Demon’s Souls e Godfall ci fanno capire immediatamente tutte le potenzialità della console nipponica, lato esclusive, facendoci ben sperare  per i già preannunciati sequel di Horizon Zero Dawn e God of War.

Nonostante queste premesse, la retro-compatibilità è relativa ai soli giochi per PS4, di cui alcuni con game boost a 60 fps: un limite enorme, almeno dal mio punto vista, in quanto non da nessun valore aggiunto a chi passa da PS4 a PS5, ma potrebbe incentivare chi ha PS3 a passare direttamente a PS5 (anche se dubito che ciò avvenga).

Il prezzo di vendita ufficiale di 499€, è in linea con il mercato, mentre la versione all digital costa appena 100€ in meno: 399€ non sono pochi se paragonati ai 299€ di Xbox Serie S (che però è meno potente di PS5), ma che non aggiungono altro ad un sistema di gioco che comunque ha un SSD limitato a 650Gb utilizzabili.

Voto 8.5/10 – Avrei voluto davvero dare di più. Se dovessi valutare solamente il DualSense e il parco titoli esclusivi disponibili da subito oltre a quelli presentati, darei a PS5 10/10. Tuttavia la scarsa capienza dell’SSD, in un’epoca dove i giochi richiedono almeno 50Gb di spazio libero, la mancata possibilità di utilizzare il pad di PS4, la retro-compatibilità limitata alla generazione precedente e soprattutto le dimensioni enormi della console, fanno perdere a Sony PlayStation 5 qualche punto sul totale finale.

8,5 / 10 Voto Finale
DESIGN & MATERIALI8.5
PROCESSORE9
SCHEDA VIDEO9
RAM9
STORAGE5.5
USO GENERALE10
QUALITÀ PREZZO8
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Marco Cereseto
Sono stato “folgorato” dai prodotti Apple nel 2010 con iPhone 3GS, anche se il primo vero prodotto fu iPod nano. Poi da lì ho iniziato ad appassionarmi sempre di più ai prodotti e alla filosofia di Cupertino, fino a diventare esperto di ogni trucco e segreto.