La misteriosa decisione di Google di bloccare i benchmark sugli smartphone Pixel 8 e Pixel 8 Pro ha sollevato molti dubbi, ma cosa c’è dietro tutto questo?

Il rilascio di nuovi smartphone è sempre accompagnato da un’analisi minuziosa delle loro capacità tecniche. Per Google Pixel 8 e Pixel 8 Pro, il focus si è spostato in modo inaspettato sulla questione dei benchmark, diventando un’arena in cui l’azienda sembra desiderare di mantenere un certo controllo narrativo. È stato rivelato che Google ha bloccato l’accesso ai popolari benchmark Geekbench e 3D Mark per i recensori, una mossa decisamente inusuale che ha creato un’atmosfera di curiosità mista a scetticismo nell’ecosistema tech.

Il Tensor G3, il cervello dietro i nuovi dispositivi, è stato pubblicizzato da Google come un chip focalizzato sull’efficienza e l’intelligenza artificiale, piuttosto che sulle prestazioni puramente numeriche. Tuttavia, nonostante le restrizioni di accesso ai test tramite il Google Play Store, alcuni recensori, attraverso tecniche di sideloading, sono stati in grado di svelare i risultati di Geekbench e 3DMark per il Tensor G3, mostrando un quadro non particolarmente roseo.

Il Tensor G3, nei risultati emersi, ha ottenuto un punteggio single-core di 1760 e multi-core di 4442 su Geekbench 6, inferiori rispetto al Qualcomm Snapdragon 8 Gen 2, che raggiunge invece un punteggio single-core di 2003 e multi-core di 5427. Questa discrepanza è ancor più sorprendente considerando l’architettura dei due chip: entrambi basati su armature ARM e con il Tensor G3 che potrebbe teoricamente vantare un vantaggio grazie all’utilizzo di core aggiuntivi e a un’architettura mid-core complessivamente migliore.

L’inferiorità delle prestazioni potrebbe essere attribuita alla scelta di Google di collaborare con Samsung e utilizzare la sua tecnologia a 4 nm, che ha mostrato di produrre chip meno efficienti rispetto al nodo N4P di TSMC, utilizzato per il Snapdragon 8 Gen 2. Anche la GPU Arm Mali-G715 del Tensor G3 ha mostrato di non brillare nei primi risultati di 3D Mark Wild Life.

Questa mossa restrittiva da parte di Google, estesa persino ai nuovi proprietari di Pixel 8 e Pixel 8 Pro, potrebbe in qualche modo mitigare la diffusione di risultati di benchmark durante il periodo di lancio. Tuttavia, questa scelta non sembra in linea con un’azienda che ha sempre dato peso all’esperienza open-source e alla condivisione di informazioni.

Se da una parte gli appassionati Google Pixel potrebbero ritenere che le prestazioni non siano tutto, l’allocazione del Tensor G3 più in linea con gli smartphone di fascia media che con quelli di fascia alta, in un mercato dominato da Apple e Samsung, pone alcune domande cruciali sul posizionamento di prezzo e valore percepito di questi dispositivi.

La leadership di Google nelle funzioni basate su IA, insieme alle eccellenti fotocamere e alla qualità costruttiva e di design di fascia alta, rimangono i punti saldi sui quali l’azienda sta cercando di mantenere alta l’attenzione. Tuttavia, il blocco dei benchmark ha creato un alone di dubbio e mistero attorno al Tensor G3, proponendo implicitamente una questione: Google ha fede nelle proprie affermazioni di marketing o esiste una disconnessione interna tra le aspettative pubblicitarie e la realtà delle prestazioni del chip? In entrambi i casi, la storia del Pixel 8 e Pixel 8 Pro sembra destinata a rimanere intrisa di questa controversia.

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Team CEOTECH
La tecnologia dovrebbe arricchire la vita delle persone oltre a tutelare il pianeta.