Gli occhiali smart Meta Ray-Ban Display supportano ora app di terze parti. Sviluppatori possono creare esperienze web e mobile per il display integrato.

Gli occhiali smart smettono di essere un accessorio chiuso e blindato nel software della casa madre. Meta ha deciso di cambiare le regole del gioco per i suoi Ray-Ban Display, il dispositivo dotato di uno schermo integrato direttamente nelle lenti per mostrare messaggi, interagire con l’intelligenza artificiale e visualizzare l’inquadratura della fotocamera. La svolta coincide con una mossa attesa da tempo dal mercato, con la multinazionale che apre il display degli occhiali intelligenti agli sviluppatori esterni. Questa decisione trasforma l’accessorio in una piattaforma aperta, e azzera i limiti delle sole app native predisposte fino a oggi a Menlo Park.

La creazione di nuovi servizi passerà attraverso due strade ben distinte per intercettare sia il mondo mobile sia quello delle web app. Per l’integrazione con i sistemi operativi Android e iOS, l’azienda mette a disposizione il Meta Wearables Device Access Toolkit, un SDK nativo che permette di arricchire i software esistenti con elementi grafici espliciti quali testi, pulsanti, elenchi e riproduzioni video tramite i linguaggi Swift e Kotlin. In parallelo, chi preferisce la flessibilità del web può utilizzare standard classici come HTML, CSS e JavaScript per realizzare strumenti autonomi. Le app spaziano da guide culinarie a utility per i trasporti pubblici, con test nel browser prima del lancio sugli occhiali Ray-Ban Display.

L’esperienza utente cambia profondamente visto che le informazioni si spostano dallo smartphone alla linea visiva. L’integrazione di app esterni permette di visualizzare i punteggi delle partite in tempo reale, consultare la lista della spesa o seguire le indicazioni stradali, senza la necessità di estrarre il telefono dalla tasca. Il controllo di queste interfacce sfrutta una tecnologia di input dedicata: i comandi e l’interazione avvengono tramite la Meta Neural Band, l’interfaccia neurale che traduce i semplici movimenti della mano in azioni per gestire i dati visualizzati.

L’arrivo di app di terze parti sposta l’ago della bilancia verso un utilizzo pratico e diffuso, ma rimangono aperti i nodi legati alla gestione dei dati personali. Se da un lato l’accesso al display promette un impiego immediato e una ricca personalizzazione dei servizi, i dubbi sulla gestione della privacy da parte dell’azienda continuano a rappresentare un freno all’acquisto per una fetta di pubblico. L’evoluzione corre veloce, eppure la tutela della riservatezza resta l’ultimo vero scoglio da superare per la definitiva adozione di massa di questi indossabili.

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Caelan Jha
Sono un appassionato di tecnologia e innovazione, con un background unico che unisce le mie radici indiane alla mia vita in Italia. La mia curiosità mi spinge a esplorare il mondo digitale, dai videogiochi alle scoperte scientifiche, senza dimenticare il mio grande interesse per le auto.

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