Gemini Spark è l’agente AI di Google che automatizza email e workflow attraverso una connessione profonda con i dati personali e le app collegate.

La fase dei chatbot che attendono passivamente un comando sembra ormai al tramonto. Mentre siamo ci abituiamo a interrogare modelli linguistici per ottenere testi o immagini, Big G prepara il salto verso l’autonomia totale. Il concetto si riduce a questo l’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere ma interviene. L’indiscrezione arriva direttamente da una schermata di onboarding scovata nell’app web di Gemini e segnalata dall’utente Fandu su X, con ulteriori dettagli analizzati dai colleghi di TestingCatalog. Il nome in codice di questa nuova funzione è Gemini Spark (beta). Il sistema accoglie un motore perenne che opera nel dispositivo per occuparsi delle attività secondarie e libera l’utente dall’obbligo di un controllo continuo sui processi. Se fino a oggi Google Gemini ha agito come un segretario che scrive sotto dettatura, con Spark diventa un assistente che prende iniziative basandosi sul contesto personale.

gemini spark il nuovo agente ai che agisce per te (2)

La capacità d’azione di questo strumento poggia su una rete fitta di permessi. L’agente AI può infatti accedere a cronologia delle chat, siti web visitati, dati di geolocalizzazione e workflow pianificati. Questo livello di integrazione permette a Gemini Spark di muoversi tra le caselle di posta elettronica e completare operazioni su piattaforme di terze parti. Un dettaglio interessante emerso dal leak riguarda l’uso delle cosiddette skills. Si tratta probabilmente di moduli dedicati che l’utente può attivare per espandere le abilità dell’assistente AI, rendendolo capace di navigare siti complessi o interagire con software. Naturalmente, delegare la propria identità a un algoritmo comporta rischi che la stessa Google non nasconde nei testi legali della configurazione. La documentazione avverte che l’agente potrebbe condividere informazioni sensibili con terze parti o effettuare acquisti senza richiedere conferma in determinati contesti. Per garantire la continuità dei processi, il sistema è in grado di memorizzare dati delle sessioni del browser remoto e informazioni di accesso, così da permettere ai processi di lavoro di proseguire anche quando l’utente non è davanti allo schermo. È una gestione della privacy che richiederà un controllo capillare tramite le impostazioni dell’account, dove sarà possibile cancellare i dati o revocare le autorizzazioni ai servizi connessi.

Il tempismo di questa fuga di notizie non è casuale. Il prossimo 19 maggio, durante il Google I/O, l’azienda dovrà rispondere colpo su colpo alle mosse di OpenAI e Anthropic, anch’esse al lavoro su sistemi in grado di navigare il web in autonomia. La differenza, in questo caso, sta nella distribuzione. Finora le funzioni avanzate di Gemini Agent restavano legate al piano AI Ultra, mentre Gemini Spark apre l’accesso all’automazione evoluta a un pubblico più vasto.

Articolo precedenteMiele Triflex HX3: scope elettriche con funzione lavapavimenti
Articolo successivoGoogle Telefono mostra ora anche le chiamate WhatsApp
Sofia De Luca
Considero il codice una seconda lingua madre necessaria per interpretare l'evoluzione tecnologica che ridefinisce il nostro rapporto con le macchine, ed è proprio per questo che ho scelto di trasferire la mia esperienza di sviluppatrice software nelle guide, dove traduco concetti complessi in strategie accessibili per proteggere la privacy e migliorare la produttività. Dalle sfumature dell'intelligenza artificiale fino ai dettagli per azzerare la latenza nel gaming, il mio impegno costante è fornire a ogni lettore gli strumenti giusti per dominare la tecnologia con la sicurezza e la consapevolezza tipiche di un addetto ai lavori.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui