Lo SPID potrebbe sparire: costi in aumento e troppi problemi. La CIE è pronta a sostituirlo come unico accesso ai servizi PA, con autenticazione semplificata.
L’interazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione ha subito una profonda trasformazione digitale, con il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) che si è affermato come lo strumento principale per questa nuova relazione. Milioni di persone si affidano quotidianamente a queste credenziali per accedere ad una vasta serie di necessità, dalla consultazione di documenti fiscali all’iscrizione a procedure concorsuali. La sua funzione permette di scaricare le Certificazioni Uniche, controllare la propria posizione contributiva INPS o verificare l’esistenza di cartelle esattoriali. L’identità digitale SPID è diventata un requisito anche per l’iscrizione ad alcuni corsi universitari, per la presentazione di ricorsi formali o per la semplice prenotazione di un appuntamento in un ufficio pubblico. Sia i consulenti che i singoli cittadini ne hanno riconosciuto la grande praticità, capace di snellire procedure altrimenti complesse e lunghe.
Il consolidato ecosistema digitale costruito attorno allo SPID affronta ora un cambiamento radicale, promosso da una precisa volontà governativa. L’esecutivo lavora da tempo a un progetto che prevede la graduale dismissione dello SPID in favore della Carta di Identità Elettronica (CIE). L’obiettivo finale di questa manovra è trasformare la CIE nell’unico e solo strumento di accesso ai servizi online della PA. Questa decisione segnerebbe la fine del sistema duale attuale e imporrebbe un unico standard di identificazione gestito direttamente dallo Stato. Molti cittadini già utilizzano la CIE per l’autenticazione, ma il piano cerca di renderla l’opzione esclusiva, unificando l’infrastruttura dell’identità digitale nazionale. Le motivazioni dietro questa scelta decisione toccano le criticità emerse nella gestione dello SPID, affidata a provider privati. Inizialmente l’attivazione era gratuita, ma con il tempo il servizio è diventato a pagamento, con tariffe che variano a seconda del fornitore scelto. A questo si aggiungono le lamentele degli stessi provider, i quali sostengono di operare in perdita. In tale contesto, si inserisce la questione dei 40 milioni di euro di contributi pubblici che il governo avrebbe promesso ai gestori dello SPID senza mai erogarli. La situazione finanziaria, unita ai costi per gli utenti, ha indebolito il modello su cui si basa lo SPID, spingendo verso una soluzione statale.
Oltre alle questioni economiche, l’esperienza utente con lo SPID ha mostrato diversi problemi di natura tecnica che ne hanno complicato l’uso. Le procedure di attivazione a distanza, che richiedono il riconoscimento facciale e l’uso di scanner per i documenti, sono state spesso percepite come contorte. A ciò si aggiunge la necessità di frequenti cambi di password, una misura di sicurezza che in molti casi ha portato al blocco dell’account proprio quando era necessario. La conseguenza diretta di queste complessità è uno strumento che, pur essendo indispensabile, risulta talvolta inaffidabile e di difficile gestione per una parte dell’utenza. In risposta a queste criticità, il governo propone il percorso della Carta di Identità Elettronica come un’alternativa più lineare e integrata. Il processo per ottenere la CIE inizia con la richiesta al proprio Comune, dove si effettua il pagamento del corrispettivo previsto. Contestualmente, al cittadino viene rilasciata la prima metà dei codici PIN e PUK. La carta fisica, insieme alla seconda metà dei codici, viene poi spedita all’indirizzo di residenza. Una volta completata l’attivazione, l’utente può scegliere tra diverse modalità di autenticazione per accedere ai servizi, inclusa una molto semplice che prevede la ricezione di un codice di verifica temporaneo via SMS sul proprio smartphone.
La diffidenza iniziale verso la CIE come strumento digitale è un fattore noto, legato soprattutto alle difficoltà dei primi anni. La sua adozione era frenata dalla necessità di possedere hardware specifico, come lettori di smart card da collegare al computer o smartphone di ultima generazione dotati di tecnologia NFC. Oggi, tuttavia, il panorama tecnologico e procedurale è cambiato. L’attivazione è stata resa più accessibile, possibile anche solo con la prima parte del PUK ricevuta in Comune. L’introduzione di metodi di accesso semplificati ha reso la CIE uno strumento alla portata di tutti, superando le barriere che ne avevano limitato la diffusione. La transizione verso la CIE come unico portale di accesso ai servizi pubblici poggia su un fondamento logico e pratico. A differenza dello SPID, che è uno strumento facoltativo di sola identificazione digitale, la Carta di Identità Elettronica è un documento di riconoscimento obbligatorio per legge. La sua natura la rende la candidata naturale a diventare il pilastro dell’identità digitale nazionale. Se il progetto governativo andrà in porto, la sostituzione dello SPID avverrà in modo progressivo, con l’obiettivo di garantire continuità e di fornire ai cittadini un accesso ai servizi digitali dello Stato che sia al tempo stesso più semplice, sicuro e gestito centralmente.


















































