22 Gennaio, 2020

Podcast Series #1 – Come funziona un equalizzatore

Ecco il primo articolo della serie dedicata al Podcast: informazioni pratiche per migliorare la qualità dei tuoi programmi e gestire al meglio i contenuti. Guide, consigli, attrezzature hardware e software.

Un podcast è una traccia contenente audio (parlato, musica), che può essere ascoltata su piattaforme tipo Soundcloud o Spreaker. Si tratta di un mezzo di comunicazione molto utilizzato sia per gli appassionati di radio, che per coloro che vogliono rendere i contenuti del loro sito o blog disponibili anche in un altro formato. Pensiamo ad esempio ai quotidiani (vedi Repubblica) che da qualche tempo hanno iniziato a fornire la versione audio dei propri articoli. Ci sono anche importanti inchieste giornalistiche realizzate interamente in formato podcast. È anche un modo interessante e dinamico per realizzare interviste, anziché il classico formato scritto o il più impegnativo video.

La gestione del materiale audio richiede alcune competenze tecniche che si apprendono sia documentandosi che con un po’ di pratica. Ricordiamoci che i programmi radiofonici sono affidati a professionisti del suono che lavorano con i giusti attrezzi del mestiere. Per fortuna, anche su mercato consumer sono presenti prodotti che ci permettono risultati ottimi anche con attrezzature tutto sommato poco costose: l’importante è utilizzarle al meglio.

Oggi parliamo di equalizzazione, ovvero il primo intervento che possiamo effettuare sulla voce per migliorarne la qualità , l’intelligibilità e renderla più “radiofonica”. L’ EQ è presente su tutti i software per la registrazione come anche sui mixer. È un processore di dinamica che incide sulla qualità del contenuto delle frequenze. Le frequenze udibili dall’uomo con un udito perfetto sono quelle comprese tra i 20Hz e i 20.000Hz (20KHz). In realtà questo spettro si riduce a circa 40Hz – 15KHz negli adulti. Tendiamo infatti a perdere la percezione delle frequenze alte molto più velocemente di quelle basse. La voce umana è compresa nelle frequenze tra i 100Hz e i 7000Hz, ovvero quelle a cui l’apparato uditivo è maggiormente sensibile.

LE DIVERSE TIPOLOGIE DI EQ

Gli equalizzatori di si differenziano per il numero e natura dei controlli con cui si possono effettuare i vari settaggi.

EQ FISSO: Un solo controllo, dove è indicata una certa frequenza (ad esempio 250 Hz) che si può alzare o abbassare (tagliare). Questo tipo di eq non permette molto controllo, ma può essere utile per eliminare risonanze basse (Low cut)

EQ SEMI PARAMETRICO: Ha due controlli. Il primo è un selettore di frequenza: possiamo quindi selezionare la nostra frequenza di interesse. Con il secondo controllo operiamo il cut o il boost (abbassiamo o alziamo l’intensità).

EQ PARAMETRICO: Ha tre controlli. I primi due li abbiamo già visti: il selettore di frequenza e il controllo di cut o boost. Il terzo controllo è il fattore Q. Ecco cos’è: immaginiamo di aver effettuato un taglio sui medi (1000Hz). La nostra frequenza è centrata su 1000Hz e con il controllo di cut abbiamo abbassato il guadagno di 3dB. Il controllo di Q ci permette di ampliare o ridurre la porzione di frequenze a destra e sinistra della frequenza centrale. Cioè ci permette di decidere quante frequenze verranno effettivamente influenzate dal nostro taglio, ovvero la larghezza dello spettro che subisce un abbassamento di volume. Più è basso il Q più sarà largo lo spettro, più è alto il Q e più si ridurrà la banda di frequenze che ha subito il taglio. La scala presente sul controllo di Q normalmente va da 0.10 a 100.

EQ GRAFICO: È diviso in “bande”, ciascuna delle quali è assegnata a una frequenza centrale, con il relativo controllo di cut e boost. Il Q è fisso.

I software per la registrazione forniscono una rappresentazione grafica della curva di EQ, ovvero di una linea che corrisponde all’enfasi o al taglio delle frequenze, disposta su un grafico che rappresenta intensità (in dB) sull’asse Y e frequenze sull’asse X. È possibile intervenire direttamente con il mouse sulla linea per effettuare gli aggiustamenti desiderati, intervenendo sui vari parametri, compreso lo Q.

Gli equalizzatori dei software gestiscono audio digitalizzato, che poi viene riconvertito per poterlo ascoltare. Sui mixer analogici, invece, gli EQ sono di due tipi: passivi o attivi. Gli EQ passivi utilizzano, appunto, circuiti passivi, quindi non permettono alcun boost, ma si può solo operare per ridurre il livello delle frequenze. Gli EQ attivi, invece, utilizzano circuiti a transistor che permettono quindi di aumentare il guadagno. Attenzione però: se non sono di buona qualità tendono a introdurre anche distorsioni (insieme al volume).

Le modalità di utilizzo di un’equalizzatore meritano un articolo a parte, qui accenniamo solo che gli aggiustamenti da fare, per quanto riguarda la voce, corrispondono a cut e boost limitati, ma che hanno un grande effetto sulla qualità del suono. Cercate di evitare interventi drastici, a meno che non ci sia un effettivo problema da risolvere (ad esempio risonanze basse o frequenze che disturbano in modo eccessivo).

Nel prossimo articolo parleremo di Come usare un equalizzatore per migliorare il tuo podcast.

(pic. courtesy of @farber-freeimages.com)

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Elisabetta Carosi

Blogger, fonico, formatrice. Mi piace raccontare il mondo della tecnologia e del suono. Fan della psicoacustica e dei cavi XLR.

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